Fondazione Spinola-Banna per l'arte
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Parole per la speranza




Progetto sul tema delle periferie urbane

Nel giugno 2016 il MIBACT Ministero per i beni e le attività culturali – Direzione generale Arte e Architettura contemporanee e periferie urbane  ha proposto al Comitato Promotore per le Fondazioni Italiane di Arte Contemporanea, di cui la Fondazione Spinola Banna per l’Arte fa parte, di ideare e realizzare un progetto artistico e culturale originale, che mirasse alla riqualificazione delle periferie urbane. Il progetto inoltre prevede il coinvolgimento degli studenti degli ultimi tre anni di scuola superiore, collegandosi in tal modo al progetto della Buona Scuola.

La Fondazione Spinola Banna per l’Arte ha quindi pensato di realizzare un’opera d’arte che contribuisca alla riqualificazione artistica del muro esterno in un edificio sito in un quartiere della periferia di Torino. Tramite il coinvolgimento diretto, in veste di maestranze, dei giovani adolescenti che vivono quella periferia, intende promuovere la creazione di un’opera innovativa, dal profondo significato sociale, che permetta di favorire l’integrazione civica e, nel contempo, sviluppare la sensibilità nei confronti del bello.

Il progetto prende a modello il Viale dei Canti, l’opera multimediale che ha unito un’installazione visiva a una sonora, realizzata dall’Istituto italiano di cultura di Parigi nella primavera del 2016, grazie al sostegno della Fondazione Spinola Banna per l’arte. Il Viale dei Canti, destinato a ridare lustro all’Hotel de Galliffet storica sede della nostra rappresentanza diplomatica, adesso accompagna permanentemente il visitatore dell’Istituto di cultura lungo il muro d’ingresso del palazzo settecentesco. Si tratta di un graffito murale, che rievoca le antiche lapidi romane, alto tre metri e lungo cinquanta, realizzato dall’artista Giuseppe Caccavale, assieme ad alcuni allievi dell’Ecole Nationale Superieure des Arts Decoratifs di Parigi, tramite la scalfittura di testi poetici su una base d’intonaco e con l’aiuto dell’antica tecnica pittorica dello spolvero.  Il graffito murale è stato completato da un “calco sonoro”, ossia un’installazione sonora del compositore Stefano Gervasoni dal titolo Muro di canti, per musica elettronica, ascoltabile grazie a diffusori acustici integrati nel muro stesso.

Per la scelta del luogo dove realizzare quest’opera, come anche per la selezione dei giovani da coinvolgere, la Fondazione ha potuto contare sull’appoggio dell’ufficio del progetto MURARTE della Città di Torino, che si occupa di progetti di arte pubblica e prevede la destinazione di alcune superfici murarie ad interventi artistici.  Il nuovo progetto della Fondazione Spinola Banna per l’arte, dal titolo Parole per la speranza, consisterà quindi  nella realizzazione di un graffito murale realizzato su una parete esterna della palestra del Primo Liceo Artistico di Torino (circa 360 mq) e vedrà il coinvolgimento per la parte visiva sempre dell’artista Giuseppe Caccavale, che lavorerà assieme a tre classi del Liceo, e per la parte musicale del compositore Stefano Gervasoni. Il graffito murale riporterà i testi redatti dai partecipanti, scaturiti dalla lettura ed approfondimento di scrittori e poeti contemporanei, legati alla città di Torino, partendo da Natalia Ginzburg.

In questo modo si vuole coinvolgere direttamente gli adolescenti che vivono la periferia, esortandoli a prendersi cura della bellezza del loro quartiere: in contemporanea, ci si dedicherà della loro formazione, evidenziando l’importanza del rispetto per il decoro urbano e dell’educazione al bello nonché della disciplina e del significato del lavoro di squadra. Anche solo comprendere quale sia l’impegno e il tempo necessario per realizzare l’opera d’arte, si pensa possa portare ad avvicinare e guardare con uno sguardo più consapevole ciò che le varie arti da secoli ci propongono. Saranno quindi gli studenti i veri artisti e artigiani impegnati nella costruzione dell’opera d’arte, nei panni di addetti al trattamento della superficie muraria, grafici, addetti alla riproduzione del testo, e infine pittori, chiamati giorno dopo giorno a riprodurre le pagine di grande letteratura.

In questo modo, la Fondazione Spinola Banna per l’Arte ha risposto all’invito ricevuto da parte del MIBACT Ministero per i beni e le attività culturali – Direzione generale Arte e Architettura contemporanee e periferie urbane, per la realizzazione un progetto sul tema delle periferie urbane, con il desiderio di fornire un modello che, all’insegna del valore artistico e dell’integrazione sociale, potrà essere replicato in ogni altra città italiana per favorire la rinascita nel bello, e in tal senso, di uno sviluppo in senso positivo delle nostre periferie urbane.

Giuseppe Caccavale



Giuseppe Caccavale nasce ad Afragola (S. Angelo in Formis, Napoli) nel 1960, vive e lavora tra Parigi e Bari. Artista professore in Art Mural Dessin et Poetique des Espaces all’Ecole Nationale Superieure des Arts Decoratifs di Parigi, lasciata l’Italia dopo il percorso accademico, nel corso dei suoi vari spostamenti in Europa apprende e sperimenta tecniche diverse di origine antica, quali l’affresco, la miniatura, l’incisione su vetro, riportando nelle sue opere le suggestioni provenienti dall’incontro con culture diverse, dall’arte fiamminga agli affreschi bizantini. Elemento centrale della sua poetica è la forza del segno, che funziona da trait d’union tra le cosiddette arti “maggiori” e “minori” e permette la traduzione visiva di brani poetici, dando corpo e immagine alle parole. L'artista realizza disegni, opere su vetro ed affreschi su muro. Tutto il suo lavoro è arte del segno sulla materia che nasce da un medesimo gesto: quello della punta sulla superficie. Le opere di Caccavale sono state oggetto di esposizioni personali in Italia presso la Fondazione Querini Stampalia di Venezia e l'Opificio Arte Contemporanea di Benevento e all'estero presso il Musée Grobet-Labadié di Marsiglia e il Vereninging voor het Museum van Hedendaagse Kunst di Gand, oltre ad essere state inserite in diverse mostre collettive. Tra le mostre di Caccavale figurano quelle al MAXXI di Roma (2002), alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia (2006), al Musée de Marseille, Chapelle de la Vieille Charité (2007), all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma (2011), è uno dei quindici artisti invitati da Vincenzo Trione per il Padiglione Italia alla 56 Biennale di Venezia 2015. Numerose sono le pubblicazioni sull'artista: Fresques-Affreschi, con testi di Erri De Luca (2002), Una calma Utopia, con testi di Erri De Luca e di Chiara Bertola (Ville de Marseille Marsiglia - Fondazione Querini Stampalia Venezia 1999); D'Après Tableaux (Artothèque Antonin Artaud, Marsiglia 1994).


Stefano Gervasoni



La produzione di Stefano Gervasoni (nato a Bergamo nel 1962) è caratterizzata da un'espressione delicata e da un fragile lirismo, convogliate da un mondo sonoro ricco e raffinato. la trasparenza della sua scrittura è costantemente velata da processi appena percettibili che pervengono gradualmente ad alterare dall'interno l'immagine sonora iniziale. Egli fa ricorso a una grande tavolozza di elementi linguistici: strutture modali, accordi perfetti, oggetti sonori e bruitisti e una grande varietà di tecniche esecutive. Servendosi poi frequentemente della referenzialità, Stefano Gervasoni crea momenti iniziatori di associazioni e di reminiscenze che sfuggono alla logica della composizione e creano un effetto di distanziazione. Dalle allusioni al jazz in Godspell, 2002, a Girolamo Frescobaldi in Six lettres sur l'obscurité, 2005-06; dal fado in Com que voz (2008) agli innumerevoli riferimenti alla musica colta e extra-colta nell'opera Limbus-Limbo, 2012, fino alla creazione di un linguaggio trasfigurante ogni riferimento o fonte d'ispirazione avente come obiettivo l'espressione pura di situazioni cariche di tensione emotiva (ricordiamo a titolo di esempio il ciclo per ensemble vocale e strumentale Dir - in dir, 2004-11 e il concerto per violoncello et orchestre Heur, leurre, Lueur, 2013).
Stefano Gervasoni studia la composizione al Conservatorio Verdi di Milano con Luca Lombardi, Niccolò Castiglioni e Azio Corghi. I suoi incontri con Brian Ferneyhough, Peter Eotvos e Helmut Lachenmann, così pure con Gerard Grisey e Heinz Holliger furono determinanti nel suo percorso di formazione. Ha ricevuto commissioni delI'Ensemble Intercontemporain, dell'IRCAM, del festival Archipel di Ginevra, di Contrechamps, di Klangforum Wien, dell'Ensemble Modern, del Festival d'Automne à Paris, di Radio France, della WDR, del Teatro alla Scala di Milano, della Suntory Hall di Tokyo, della Berliner Biennale...
Pensionnaire delIa Villa Medici a Roma (1995-96), borsista delIa Fondation des Treilles di Parigi (1994), del DAAD a Berlino (2006), compositore in residence al Domaine de Kerguéhennec per il triennio 2008- 2010, Stefano Gervasoni insegna la composizione al CNSMDP di Parigi dal 2006.
Il musicologo Philippe Albèra ha dedicato all'opera di Stefano Gervasoni un libro molto importante, dal titolo Stefano Gervasoni. Le parti pris des sons, pubblicato nel dicembre 2015 dalle Edizioni Contrechamps di Ginevra.
Apparso nell'ottobre 2016, secondo di una serie di tre CD monografici per l'etichetta tedesca Winter & Winter dopo un primo (2014) dedicato a un ciclo vocale (Dir - in dir) e prima di un terzo che presenterà la composizione per voce, ensemble e elettronica live intitolata Fado errático, il CD Le pré riunisce i tre quaderni di un ciclo per pianoforte e ha ricevuto il sostegno di MFA (Musique Française d'Aujourd'hui) e della Fondazione Francis et Mica Salabert.

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